Assegnato il progetto di restauro e di recupero della Casa del fascio di Predappio

Per ovvi motivi, la casa del Fascio di Predappio è un edificio unico e speciale rispetto ai tanti edifici simili che Mussolini ha voluto realizzare in varie città d’Italia. È speciale fin dal suo progetto, firmato da Arnaldo Fuzzi, ingegnere, classe 1891, iscritto ai fasci di combattimento dal 1921, amico personale del duce e presidente della consulta generale Edilizia e urbanistica del ministero dell’Africa Orientale Italiana. Fuzzi disegna un edificio monumentale e decisamente sovradimensionato (18mila mc) rispetto all’abitato di Predappio di allora, con l’obiettivo di farne un luogo di propaganda non solo per i residenti ma anche per chiunque avesse desiderio di visitare e conoscere il paese di nascita del duce (che oggi ospita anche le sue spoglie). Da qui il nome di “Casa del Fascio e dell’Ospitalità” con cui fu battezzato l’edificio, completato e aperto al pubblico nel 1937, dopo tre anni di lavori nell’area adiacente all’allora Piazza Benito Mussolini, oggi piazza S.Antonio. 

Per la sua inaugurazione fu scelta la data del 21 aprile, giorno natale di Roma. L’avvenimento fu celebrato con un grande ballo notturno alla presenza di Rachele Mussolini, Achille Starace e Galeazzo Ciano: «La Casa del Fascio di Predappio ed i nuovi magnifici locali del Dopolavoro», titolava “Il Popolo di Romagna” raccontando l’avvenimento. Dopo decenni di abbandono, l’attuale sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti (in scadenza tra pochi giorni), ha voluto avviare il complesso percorso per riutilizzare l’immobile, la cui proprietà è stata trasferita dall’Agenzia del Demanio al Comune, applicando le norme del cosiddetto federalismo culturale. La richiesta di trasferimento è stata motivata con un progetto di riutilizzo che è costato infinite polemiche al sindaco che lo ha proposto. Come spiega lo stesso Frassineti (si veda intervista a questo link), l’idea è infatti quella di dedicare l’edificio al racconto e alla comprensione del fascismo in Italia, a partire dalla sua genesi e fino alla sua caduta. E siccome i tempi, evidentemente, non sono ancora maturi per un approccio al fenomeno del fascismo esclusivamente di tipo storico, il progetto di recupero dell’edificio di Predappio – che, come spiegano i documenti dell’epoca, doveva trasmettere «l’ansito e la forza costruttiva dell’epoca fascista» nel luogo «dove ebbe le sue origini gloriose» – è stato accompagnato da infinite polemiche. 

Polemiche che sicuramente vedranno una nuova fiammata, ora che dalle parole si passa ai fatti, con l’aggiudicazione della progettazione definitiva ed esecutiva del restauro e della rifunzionalizzazione della struttura. Il servizio – che include anche la direzione lavori e il coordinamento per la sicurezza – è stato aggiudicato alla cordata guidata dalla società romana Studio Valle Progettazioni, in raggruppamento con gli studi professionali dell’architetto Giancarlo Gatta e dell’ingegnere Alberto Gentili(entrambi con sede a Forlì), oltre a ingegnere Giuseppe Gaspare Amaro e alla società Sqs Ingegneria. La competizione, mandata in gara dall’Unione dei comuni della Romagna forlivese, ha visto un confronto tra 17 cordate ammesse. La fase di restauro del complesso sarà condivisa con la Soprintendenza, sia in generale per il valore storico dell’edificio, sia anche per la salvaguardia e valorizzazione dei materiali di pregio utilizzati. Per le pavimentazioni, per esempio, sono stati impiegati vari tipi di ceramiche, graniti e marmi pregiati, come il cipollino verde, il bardiglio di Carrara, il marmo rosa di Cagli, o il marmo rosa Calacatta Vagli. Un altro aspetto del recupero è quello dell’efficienza energetica, che prevede l’applicazione di un cappotto, oltre al rifacimento di intonaci e tinte. La progettazione sarà realizzata in Bim. Al momento, il progetto di valorizzazione dell’immobile prevede uno spazio da dedicare al museo permanente (su due livelli), arricchito da un centro di documentazione sul ‘900 e da una biblioteca-emeroteca-fonoteca-videoteca. Previsto anche un bookshop, un punto ristoro, varie sale polivalenti e una sala per convegni. L’edificio ospiterà anche gli uffici di un apposito comitato scientifico e della fondazione che gestirà il museo.

di Massimo Frontera

Edilizia & Territorio Il Sole24 Ore Casa del Fascio 2019

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Pubblicato da Stefano Berti

vignaiolo impenitente

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