Archivi del mese: aprile 2014

Piccoli tralci crescono

Faccio un breve resoconto di quello che sta succedendo in vigna, che poi è la parte principale del nostro lavoro volendo fare vini di qualità. Alla data di oggi i grappolini sono tutti ben  distesi, sopra ci sono già anche quattro o cinque foglie e vista la disponibilità idrica e le temperature la vegetazione sta crescendo rapidamente. C’è stato qualche attacco di nottua e qualche danno da sigaraio ma ovviamente niente di preoccupante. Non abbiamo ancora fatto il primo trattamento contro peronospora e oidio che, tempo permettendo, faremo la prossima settimana, mentre abbiamo già iniziato la scacchiatura ed il diradamento dei germogli sul cordone permanente. In questo momento sta piovendo e le previsioni della settimana non sono buone, speriamo non sia l’annata buona per la peronospora.FAN_2816bis

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Grazie per averci scelto

Ieri ci è venuta a trovare Annalisa e queste sono state le sue impressioni:

Romagna e Sangiovese sei sempre nel mio cuore…
E’ si perché spesso ci perdiamo ad andare per cantine, conoscere produttori e poi quando ti fermi ragioni, capisci che hai visto tanto ma hai dimenticato il tuo territorio. Non si è profeti in patria mi dicono ma non ci proviamo neppure perché non si può profetizzare ciò che non si conosce. E così tornare indietro alle origini regala emozioni dimenticate, vecchi rancori riaffiorano ed anche quella sottile vena ironica / polemica che tanto ci caratterizza. La storia è quella che conosciamo il territorio è quello di Ravaldino in Monte – sottozona Predappio… scherzando l’abbiamo definita una “zona nella zona”. Ogni territorio è a se, ogni produttore è a sé, ogni storia è a sé.
“Perché Annalisa, i miei vini li apro, ed un giorno mi piacciono tantissimo… poi li riapro e non mi piacciono e così via” . Così parte di prima mattina per me, metà mattina per Stefano Berti, una bella conversazione. Mentre lo ascolto penso… “succede anche a me!!! Una mattina mi guardo allo specchio e tutto va bene e domani invece no!!” Ecco il significato di mettere anima in ciò che si fa… essere anche spesso, anzi sempre molto critici con se stessi ed il proprio lavoro.
Suppergiù 2013 Chardonnay: “si va bè faccio anche un bianco”… e fai bene!!! La mia vena polemica lo stuzzica, scusandomi prima di fare la domanda. Ma perché Chardonnay e non Albana? Purtroppo non mi stancherò mai di promuovere l’Albana e temo che nei prossimi vent’anni sia un vitigno che andrà sparendo a discapito degli Chardonnay, Sauvignon etc… mi piacerebbe che trovasse una sua identità, che trovasse il suo “sfogo” ma abbiamo tutti paura, produttori, commercianti e comunicatori.
Nonà 2013 – NO SOLFITI: importante bevibilità nonostante l’alcol dichiarato in etichetta sia importante ma se esso è integrato perfettamente nella struttura con estrazioni di tutto rispetto cosa cambia? Solo un fatto mentale. Calice pulito, nitido, erbaceo quanto basta, sensazioni mentolate fresche e vive. La beva è sostenuta in tensione da tutte le sue componenti.
Bartimeo 2012
Ravaldo 2011
Ravaldo 2008
Calisto 2010
Calisto 2009
Calisto 2007
Di questi sei vini inutile raccontarvi che si sente il frutto che è tipico del sangiovese, che questa nota minerale li elegantizza. Ogni degustazione è puramente personale ma due cose andrebbero dette.
La prima è che rispecchiano le annate… non sono gli stessi vini o meglio hanno lo stesso filo conduttore ma soprattutto nel Calisto l’evoluzione procede di passo con ciò che l’anno riportato in etichetta ha regalato. La 2007 risulta la più matura ovviamente per “anzianità” ma è stata anche un’annata calda e la carica tannica è importante. La 2009 espressione di un’annata che mi intriga molto, in questo caso dona verticalità ed il dinamismo al palato regala piacevoli sensazioni tanto da rimanere tra le mie bevute preferite. La 2010 ancora giovanissima dà già chiari segnali di essere un’annata da aspettare, elegante ed un po’ più restia.
Il secondo discorso è che quando un Sangiovese “base” raggiunge i livelli di un “superiore” che raggiunge a sua volta i livelli di una “Riserva” la spiegazione rimane in poche parole. Grande lavoro in vigna, uva che raggiunge la giusta maturazione, vendemmie azzeccate, lavoro in cantina magistrale. Ciò perché se mettiamo la stessa passione, dedizione ed impegno non ci sono “figli minori” o “secondi vini” ma semplicemente l’amore per un territorio, la valorizzazione di esso e la passione per ciò che si fa.

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