Archivi del mese: marzo 2012

Bollitaly 2012

Quest’anno al Vinitaly soprattutto martedì e mercoledì c’è stata meno ressa e quindi ho avuto modo di andare in giro ad assaggiare qualche vino. Ecco quelli che più mi hanno colpito:

Un Pergole Torte 2002 metodo Charmat stupendo, scarico nel colore, stilizzato nel frutto e scolpito da un’acidità tesa ma non volgare. Si beve con gioia.

Un Amarone Allegrini 2007 Satèn espressivo, preciso, vitale, strizza l’occhio alla Champagne, dovrà smaltire un po’ di rovere fresco ma per il resto tutto funziona, un Satèn di invidiabile perfezione formale. (Sboccatura 2011)

Un Barolo Bartolo Mascarello 2007 Extra Brut Rosé Cuvée Pas Dosé Alè: un esempio abbagliante di come la tecnica riesca ad amplificare e non mortificare la personalità di un metodo classico. Frutto maturo e carnoso con agrumi, florealità e spezie, una carbonica raffinata con un allungo scattante di ottima naturalezza ed apertura. Il Pinot Nero c’è e si sente.

Un Etna Rosso 2006 di Caciorgna Fermentazione Ancestrale Viscerale: all’inizio un po’ tratteggiato poi si fa più ampio con cipria, rose, bucce d’arancia e misurate sensazioni balsamiche. La sua struttura tenera ma ricca di sfumature, si nutre della raffinatezza tannica, della graffiante acidità e del respiro lungo che pretendi da un Nerello di razza. Un perlage straordinario segno di una grande cura nel lavoro fatto in bottiglia.

Poi una vera rarità, un Lambrusco Chinato Spumante Metodo Classico Non Millesimato ma neanche Centesimato Rinaldini-Moro 1995: trasmette il carattere austero del cru filtrandolo però attraverso la maturazione dell’annata con un bellissimo equilibrio tra compattezza, forza e calore. Profumi ben definiti anche se già virati sui toni del tabacco, del catrame e dei funghi. Godibilissimo già dal prossimo autunno.

Per ultimo vorrei segnalare più che un vino un’etichetta: S’INDORA. Ecco se vedete in giro una bottiglia con questa etichetta non fate gli eroi e non accostatevi, non lasciatevi tentare dai suoi colori accattivanti e suadenti, non è come credete. Questo vino è un dizionario dei difetti: è un Toscana Rosso IGT, è prodotto dall’azienda agricola Mocine, viene dalla zona delle Crete Senesi, è un Foglia Tonda in purezza affinato in barrique per 24 mesi,  è prodotto solo nelle annate migliori, e fin qui son cose che si sopportano, ma il suo problema più evidente è che non ha bolle.

Fai vini che sono “fidanzate da trofeo” ?

 Un punto di vista interessante su come si uscirà dalla crisi del vino:

“… Da un mio punto di vista il reset e’ questo: ritorno ad uno stile di vini necessariamente piu’ bevibili e piu’ legati al territorio, che stanno alla vera bellezza femminile come certi eccessi del passato stanno alle “fidanzate da trofeo”. Serieta’ e affidabilita’ nel tempo del lavoro di un azienda sono valori apprezzati da chi si e’ stancato (ormai da parecchio tempo) di correre dietro alla novita’, al packaging, alla cantina fatta dall’architetto di grido, ecc. Via gli internazionali dove non servono (e magari e’ un processo che richiede del tempo se hai le vigne piantate), prezzi giusti, bevibilita’, riconoscibilita’ …”

Anch’io voglio un rappresentante negli Emirati Arabi

 

 Secondo i dati diffusi da Assoenologi, sulla base delle rilevazioni Istat, un litro di vino italiano negli Emirati Arabi viene venduto in media a 5,2 euro. Si tratta del prezzo più alto della media mondiale, che si attesta a due euro al litro. La Svizzera si colloca al secondo posto, con un prezzo medio di 4,15 euro, seguita dal Canada a 3,77 euro. Per quanto riguarda i trend di crescita, si segnala la Russia, dove nel 2011 in media si sono spesi 2,6 euro per un litro di vino, contro gli 1,03 del 2010 (+151%).

 

Il declino della barrique

Con il dovuto rispetto mi chiedo cosa si sia fumato  il sig Claudio Modesti per aver dato alle stampe l’ultimo suo libro dal titolo quanto mai significativo ed evocativo: “Nuovi orizzonti dell’abbinamento cibo-vino e il declino della barrique”. 

Sono a Faenza alle prese con i Sangiovese di Romagna, ma sono pochi, per cena sono a casa …

“…I Sangiovese di Romagna fatti in collina da aziende serie sono in aumento, ma nessuno se ne accorge o non vuole accorgersene. E allora, nonostante gli sforzi, l’impegno e la buona organizzazione, di giornalisti a Faenza ne ho visti pochi, troppo pochi. Vuoi mettere la differenza che c’è rispondendo al telefono: «scusami, ma sono a Montalcino ad assaggiare i Brunelli, ce n’avrò per due giorni», invece di dire «sai, sono a Faenza alle prese con i Sangiovese di Romagna, ma sono pochi, per cena sono a casa». Con la due giorni di Montalcino c’è gente che campa di rendita tutto l’anno, mentre col Sangiovese di Romagna di rendita non campa nessuno. E allora acriticamente “evvivala Romagna, evviva il Sangiovese”? No di certo, perché anche in Romagna il clima degli ultimi anni non ha di certo agevolato il mestiere di vignaiolo. Si è sempre dovuto fare i conti con stagioni che partivano bene e finivano male o viceversa partivano male e finivano bene, ma in entrambi i casi i problemi si creano; opposti se volete, ma sempre di problemi si tratta. E raddrizzare le annate storte non è cosa semplice e, soprattutto, non è cosa da tutti: qualcuno ci riesce perché ha grandi vigne; qualcun altro non ci riesce del tutto perché le vigne sono quel che sono; qualcun altro, infine, cerca scorciatoie che non portano da nessuna parte o dalla parte sbagliata. Già c’è un mercato che deprime e avvilisce anche i più ottimisti, se poi ci si mette anche il cielo, che non ti dà una mano e aumenta dispiaceri e sofferenze, persino l’innato sorriso godereccio dei romagnoli traballa e vacilla. Eppure non c’è regione del nord che sia cresciuta qualitativamente come  la Romagna…”

By Seminario Veronelli

Montevertine augura alla repressione frodi “un bel cristere di ghiaia”

Prima che mi mettano in galera ( mah, ti dirò…vuoi mettere che goduria mangiare a spese dello stato?), vorrei chiarire che:

1) a questi funzionari avevo anche augurato un cristere a ghiaia, ma forse non si può dire.
2) quest’ etichetta è la stessa da vent’anni, e questi solerti funzionari allora dov’erano?
2b) forse dove meriterebbero di essere, tipo a pettinare acciughe o a contare i granelli di sabbia in versilia a scopo statistico.
3) io la multa, anche a costo di far pasteggiare il mio avvocato a Salon tutta la vita, col cazzo che la pago.

Per Alessandro, vienici te a provare a seguire tutte le regole, poi ne parliamo. Simpaticone.

By Intravino

Nausea da Vinitaly ?

Mi era venuta un pò la nausea di tutto quel chiacchiericchio pseudo-tecnico intorno ad un calice assaggiato in mezzo alla ressa, al casino, alla bolgia delirante di decine di fiere, piccole o grandi che fossero. Che il vino a me è sempre piaciuto berlo a larghe sorsate, a tavola, in compagnia, mangiando e conversando d’altro, e magari solo incidentalmente di vino. Quasi che il vino sia il mezzo e non il fine.
Come se il Verdicchio ci possa far parlare di Luigi Bartolini, anziché di acidità fissa e profumi primari… Che idea stravagante, eh?!
Così, se ti allontani un attimo, ti accorgi di ciò che stavi diventando… Della mutazione stessa del tuo linguaggio. Tipo ripetere cento volte “minerale”? Perché? Che senso ha? E macerazioni, solfiti, tannini, pratiche biodinamiche… Tutto bello, ma il punto è che si finisce inesorabilmente col perdere la verità del vino, dei gesti, delle persone.
E quel che è certo è che non sono tornato a vivere in campagna per ripetere la litania del “minerale” con qualche fighetto esaltato dalla moda dei vini naturali.
Una via ci dovrà pure essere per restare “naturali” fra di noi. Per restare umani. Per aprire una boccia di vino a tavola senza ottocentomila sovrastrutture mentali.
Insomma, buon Vinitaly a tutti.

By Corrado Dettori