Archivi del mese: gennaio 2012

Meglio l’Imu oggi che il contadino domani

Il dibattito sull’impatto dell’Imu in agricoltura (che ormai è legge, ndr) entra sempre più nel vivo. Le organizzazioni agricole, da Confagricoltura a Coldiretti a Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, parlano di un extragettito tra 1 e 1,5 miliardi di euro ma, viene il dubbio che siano stime “prudenti”. Anche noi abbiamo fatto il nostro calcolo “non scientifico”, ipotizzando un salasso, tra fabbricati e terreni, di 4-5 miliardi di euro. E ora anche il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania fa capire che qualche cosa non torna e che forse, nell’urgenza di far quadrare i conti dello Stato, si son fatte le cose alla leggera, preferendo la logica del “meglio l’uovo oggi (il gettito fiscale portato dalla nuova Imu) che una gallina domani (la sopravvivenza di tante imprese agricole)”. Lo dice oggi, con altre parole, a “Il Sole 24 Ore”: “l’impatto dell’Imu è pesantissimo. Mi impegnerò perché venga modificata. A costo di sbatterci la testa. Non possiamo tassare anche le stalle sugli alpeggi. L’agricoltura non può tollerare un’ulteriore stangata fiscale. All’interno del Ministero dell’Economia c’è stata una lettura sbagliata dell’intera questione della fiscalità agricola. Al settore viene attribuita una ricchezza che non trova nessun riscontro nella realtà”. Insomma, come dire che all’Economia si sono fatti i conti senza l’oste. Anche perché al di là della valutazione del gettito che può venire dall’aumento dell’imposta sui terreni, che si può fare perché i valori e le superfici dei terreni agricoli, bene o male, si conoscono, il nodo cruciale è quello dei fabbricati agricoli strumentali che, finora esenti da tasse e registrati nel catasto agricolo, vanno ricontati, rivalutati e accatastati nel catasto civile. Un lavoro che si annuncia enorme, complesso e costoso per imprese e pubbliche amministrazioni e, che in definitiva, nessuno sa con esattezza quanti soldi potrebbe portare, da ora in poi, nelle casse dello Stato. Forse, pare di capire, più di quanti l’agricoltura effettivamente li possa dare. Ma ora, Ministro, si può davvero tornare indietro?

By Winenews

Se ti piace così !

L’analisi è di Claudio Bertuccioli, del servizio tecnico della Cia riminese, che ha descritto l’evoluzione di un comparto con radici solide sul piano produttivo e della tradizione, ma che non esprime le potenzialità sul piano commerciale. «La diminuzione della superficie a vigneto – ha spiegato – è andata di pari passo con due fenomeni di tipo socio demografico ed economico: il calo delle aziende è stato accompagnato dall’abbandono della coltivazione, tradizionalmente legata agli imprenditori più anziani. Dalla metà degli anni 90, inoltre, i principali gruppi cooperativi che intercettavano oltre il 50% della produzione vitivinicola sono entrati in un vortice di criticità finanziaria, che ha visto un progressivo indebolimento della struttura patrimoniale e un’inevitabile ripercussione sui prezzi di liquidazione delle uve». L’uva Sangiovese idonea alla produzione di un vino a Denominazione di origine è passata da una quotazione di 47,30 euro nel 2002 a 25,11 euro nel 2009, ultimo anno completamente liquidato ai soci. «Se consideriamo una resa media per ettaro di 120 quintali, la produzione lorda vendibile nel 2009 è stata di 3.000 euro ad ettaro, contro i 5.676 del 2002. Non tutto, però, è negativo  – ha concluso Bertuccioli – perché accanto ai vigneti scomparsi sono sorte imprese vinicole che hanno adottato nuovi criteri di coltivazione, più rispettosi dell’ambiente e più attenti alla qualità del prodotto finito»

By Caudio Ferri sul V° Forum Nazionale Vitivinicolo organizzato dalla CIA a Rimini il 5/12/2011. Da Agricoltura n.1/2012