Archivi del mese: ottobre 2010

C’è poco da andar lontano ad essere primordiali, non sei bancabile

”Quello che serve all’agribusiness non è tanto una banca focalizzata solo su quello, ma che conosca il mondo, gli altri settori, che possa fare da ponte tra agricoltura e universita’, trading, finanza, con strutture dedicate”.
Lo ha detto Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, intervenendo a Firenze al convegno ‘Il valore della filiera agroindustriale. Un’opportunità di crescita”.
L’agricoltura, ha infatti rilevato, ”ha bisogno di inserirsi in filiere, mercati internazionali, nel settore della ricerca” e qui sta il ruolo strategico di una banca che ”fa da ponte”.
A proposito del settore dell’agribusiness, Passera ha rilevato che ”è un pezzo importante del nostro Paese”, una ”opportunità di crescita” ma con ”grandi vincoli” e problemi.
In particolare la piccola dimensione delle imprese, perche’ ”con questa dimensione delle aziende agricole c’è poco da andar lontano”. Tra l’altro, ”l’85% delle aziende non produce un bilancio, e un’azienda che non produce bilancio è primordiale rispetto alla bancabilità. Noi vogliamo imparare a fare i banchieri del mondo agricolo, ma il credito è una responsabilità forte e si basa su cose serie: piani, risultati, garanzie”, oltre che sulla ”conoscenza diretta delle aziende”.
A questo proposito, Passera ha rilevato la necessità, in ”certi casi” di ”dotarsi di strutture dedicate” perche’ in un ”settore così difficile servono persone e competenze dedicate”.

By Teatro Naturale

Promemoria per un rilancio aziendale

  1. Convertire l’azienda al biologico, anzi al biodinamico, meglio ancora, per minimizzare l’impatto umano sulla natura, non fare niente e sperare che a novembre magicamente le botti siano piene di buon vino; per questo contattare al più presto la Fata Turchina. Vendere anche tutti i trattori ed acquistare una bella coppia di somari bolsi dall’amico Antonio.
  2. Vendere tutte le barriques e i tonneaux a favore di botti grandi, 300 ettolitri minimo, possibilmente di rovere di Slavonia ( telefonare a Cristiano) proveniente da boschi equi e solidali: se non si trova niente del genere meglio vasche in cemento anni sessanta che il vintage è sempre di gran moda.
  3. Fare vini freschi, freschissimi, taglienti, poco colorati e poco alcolici, senza solforosa aggiunta. Ricordarsi che un po’ di riduzione è sempre apprezzata. Se proprio si deve fare una chiarifica utilizzare uova di giornata di galline nostrane allevate a terra nella riserva naturale di Sasso Fratino.
  4. Smettere di fare lo chardonnay che non è autoctono e quindi non viene buono e non è degno di essere nominato nelle guide. Meglio sarebbe abbattere la vigna ma  se proprio non si resiste alla tentazione occorre macerarlo sulle bucce almeno sei mesi. Se poi l’acidità volatile rimane sotto 1 gr/l alzarla con dell’aceto balsamico di Modena IGP ( telefonare Alberto per consigli).
  5. Mettere in produzione almeno un vino frizzante a base sangiovese, possibilmente rosato, con un bel perlage ed un affinamento sui lieviti di almeno dieci anni. Il nome potrebbe essere o Bollivese o Sangiollicine ( telefonare all’Accademia della Crusca ).
  6. Praticare a ristoratori ed enotecari sconti in merce che siano veramente interessanti: per esempio un bel 5+10 sarebbe molto più allettante e convincente del classico ed ormai obsoleto 5+1. Emettere i pagamenti con ricevuta bancaria senza spese e con scadenza a 365 giorni fine mese per non avere sulla coscienza la chiusura dell’attività di un cliente a causa delle nostre richieste di pagamento  eccessivamente assillanti.
  7. Quando, nel giro di qualche mese, l’azienda girerà al meglio, vendere al primo che  offre una cifra ragionevole e comprare una bella tenuta sull’Etna, l’unico posto nel mondo dove se fai un vino sei poi sicuro di venderlo, magari sulla linea di discesa dell’ultima colata lavica per avere una vera mineralità e fare un vino finalmente estremo ed eroico. Telefonare all’amico Frank  Cornelissen per le dritte del caso.

Carlin Petrini impazza ovunque ma anche l’autunno non scherza

Nemo propheta in patria

Non so bene perchè, a volte mi sveglio anche in piena notte con questa domanda, ma in nessuno dei quattro ristoranti che sono a un minuto di strada da casa mia ci sono in carta i nostri vini: non sarà per caso che ci cassano perchè non siamo adeguati all’altissimo livello della ristorazione di questa zona ?

Adesso si fa un po’ di questo

Per Slowine siamo un’azienda “moneta”, più o meno 25 euro

Vorremmo sentitamente ringraziare i responsabili della nuova guida di Slow Food, in particolare Fabio Giavedoni che stimo e conosco personalmente da una decina d’anni, per averci inserito nella loro nuova pubblicazione ed in particolare per averci conferito il prestigioso riconoscimento di azienda “Moneta”, però non capiamo perchè per accedere alla degustazione del 20 ottobre dei 160 vini “chiocciola” a Venaria Reale tutto quello che hanno concesso a noi produttori è uno sconto di 25 euro su un biglietto d’ingresso di 65 euro. Cioè il fatto che in un caldo giorno di giugno, in mezzo a mille cose da fare, ho preso una scatola di cartone, ci ho messo dentro dodici bottiglie di vino (valore stimato circa 100 euro), ho compilato le schede allegate, ho caricato tutto in macchina e sono andato personalmente a consegnarle dove mi era stato richiesto, vale solo 25 euro ?