Sangiovese allo scoglio

Come ci si poteva immaginare senza essere chiromanti si sta facendo caldo e fra un po’ ne farà ancora di più e allora si andrà al mare, sulla nostra bella costa romagnola, moltissimi andranno in spiaggia, molti si immergeranno nelle chiare, fresche e dolci acque dell’Adriatico, poi qualcuno cercherà anche un ristorante o un’osteria dove mangiare qualcosa, chissà perchè no un bel piatto di spaghetti allo scoglio, e magari anche bere e forse quel bere, nei casi migliori, sarà anche una bella bottiglia di vino: sì ma che vino sarà ? Nella maggioranza dei casi sarà un vino bianco non romagnolo e neppure emiliano, probabilmente sarà un franciacorta rosè pas dosè brut demi sec o forse uno champagnino biodinamico di un piccolo chateau francese che fa soltanto 625 bottiglie ogni tre anni o addirittura un friulano taglio ribolla-tazzelenghe (vinificato in bianco)-vitovska-malvasia affinato in vasche di ghisa per quindici giorni. Ci sono in riviera dei ristoranti che rivendicano con orgoglio di fare piatti legati ai prodotti del territorio ( cuciniamo solo il pesce che Pirin il pescatore ci porta fresco tutte le mattine !) e poi purtroppo nella carta dei vini su duecento referenze ce ne sono soltanto due romagnole. ‘E possibile che un ristoratore che si vanta tanto dell’appartenenza al territorio (Non chiedeteci spaghetti allo scoglio perchè qui non ci sono scogli !) non possa mettersi in casa almeno, stando stretti, una ventina di vini bianchi emiliano-romagnoli decenti, è veramente così disdicevole ?

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9 risposte a “Sangiovese allo scoglio

  1. Sante parole, fratello. Se poi ti porto in qualche ristorante della riviera (chiare, fresche e dolci acque? ti sei fatto di Ravaldo?) troverai altro che spaghetti allo scoglio senza scogli: il turismo popolare, quello della pensione Iris con vista ferrovia (nel senso che se ti affacci puoi suicidare direttamente sulla massicciata), quello degli spostati emiliani o lombardo-veneti che vengono a sballarsi in vario modo, beve mojito, le famiglie tavernello (che continua a fare rima con Milanello). A Rimini mangio il pesce in pochissimi posti, uno di questi è la Marianna al mare, dove prendo fisso del Gewurztraminer. Se fossi in dolce compagnia andrei a Casteldimezzo, Al Pescatore, e non solo perché ritrovo il cognome sulla carta dei vini. Ma devo fare 30 km e non tutti ne hanno voglia. meglio un bel fritto, alla buca, in mezzo a tanti Herr Schmidt, per i quali il pesce fresco è come le filastrocche su Luca Toni al Bayern. Quando ci troviamo a mangiare insieme con il resto della truppa enologica di qualità della regione?

  2. Quando mi sposto dal mio amato Veneto e giro per le varie regioni d’Italia mi ostino a voler assaggiare i piatti tipici del luogo, ma pretendo anche una carta dei vini tipici del luogo, così è stato quando sono andata in Alto Adige per sciare, in Toscana, Lazio, Campania, Sicilia, e quest’estate abbiamo promesso ad amici di Ferrara di andare con loro in riviera per un week-end, per cui, fammi capire, se vengo in Romagna dove devo andare per mangiare e bere tipico senza farmi fregare?

  3. Cazzo (Maestro perdonami)Johnny…fisso “speziato di termeno” sti due cosi!!!con uno Chardonnay che ti ritrovi in casa,al limite se proprio vuoi una ottima Albana secca.Ovvio non sono andato alla Marinella,però almeno non menzionare varietà più nordiste di un Longanesi.
    Cerchiamo di aiutare la regione e poi i familiari!!
    Per l’incontro io ci sono con ettolitri 24 di Lambrusco e un po’ di Malbo Gentile

  4. Cazzo deve averlo detto Chimenti domenica sera: ed anche Abbiati ieri sera. Stasera deve averlo ridetto Zack Attack, allenatore non rimpianto della beneamata, ora capitano della simpatica truppa di Gobbolandia. Sistemate le cose calcistiche (e di lessico), ripeto che quando vado a mangiare il pesce e non voglio andare a Casteldimezzo, a Rimini non ci sono molte alternative: forse non mi sono spiegato bene, ma a parte la Marianna e un altro locale, il resto o è troppo turistico o è troppo pretenzioso (e caro come il fuoco). Ordinerei il vino del fratellino (e già lo faccio dove si può), ma se non è nella lista che fo? bevo acqua?
    P.S.: Il Malbo Gentile che cos’é?
    P.P.S.: la signora Paola ha chiesto consigli, volete dunque darle modo di apprezzare la nostra ospitalità?

  5. Buon giorno a tutti, innanzi tutto un paio di aneddoti su quell’infimo personaggio che si erge a paladino del territorio dicendo (giustamente) che a Cervia gli scogli non ci sono ma che poi se vai a vedere in carta non ha un vino prodotto da Bologna a Rimini. Ci potrebbe rispondere che non ce ne sono dei buoni ma poi se si va a vedere la sua carta… 😆 😆
    Allora, veniamo ai fatti, una sera i miei genitori decisero di andare con amici in quel locale; arrivati sul posto (erano i primi), fu chiesto loro quanti fossero e alla risposta di mio padre: “sei!”, gli fu risposto che dovevano aspettare che tutti i commensali giungessero per poi accomodarsi al tavolo ❗ e già mio padre cominciava ad innervosirsi, ma ormai ci si era accordati (intanto altra gente giungeva e veniva fatta “passare davanti”). Dopo che finalmente una volta giunti gli amici dei miei si sono accomodati (non prima che però si liberasse un tavolo) il buon titolare esordisce con un: “Non vorrei consigliarvi ma ci sarebbe…” e mio padre stoppandolo subito come neanche avrebbe fatto il miglior Kareem Abdul Jabbar dei tempi d’oro dei L.A. Lakers: “Ecco, se non vuol consigliare, non consigli grazie!”. Quando poi fu portato loro il fritto di pesce, un amico dei miei genitori, fece l’errore gravissimo di chiedere del limone; apriti cielo! Non l’avesse mai fatto! Si è “cuccato” una manfrina di un quarto d’ora sul fatto che il limone non ci vuole perché cambia il sapore del fritto etc. Questo caro amico dei miei rispose: “il limone lei adesso me lo porta senza fare tante storie, cosa le cambia? Non le ho mica chiesto di portarmi carne di elefante! Me lo metta sul conto il limone, stia tranquillo, che glielo pago, ma adesso me lo porti perché lei ben sa che esiste una regola che non sto qui a ricordarle, perché la conosce benissimo!”. E’ inutile dire che quelle sei persone lì non ci andranno mai più. Ma va bene! Quei posti turistici, che sono come un paretaio per i turdidi, è giusto che venga frequentato da persone che non ne hanno un idea e che ci cascano come delle allodole al “macaco”. Quel soggetto lì (e quelli come lui) non meritano altro.

    @ Paola
    Se vieni dalle nostre parti, mandami una mail, l’indirizzo è sul mio sito, perché non so se si possa fare pubblicità a dei locali (non è che poi la banana republic, dopo, voglia che ci si paghi le tasse sopra?) sarò ben contento di darti un consiglio. Ne ho una lista lunga da qui a Venezia e sono posti veramente OK.
    Comunque penso che anche il gestore di questo blog ti possa aiutare tranquillamente…

  6. Partiamo da un fatto certo. I nostri locali non brillano per fedeltà territoriale, spesso preferiscono andare sul sicuro impegnandosi intellualmente al minimo sindacale, ed affidandosi all’universale criterio di valutazione costituito da resoconti, recensioni di stampa ed opinion leader. Cosa fare allora quando si producono vini che, nella migliore delle ipotesi, si piazzano nel parterre? Se si può tranquillamente incolpare di “viltà” il ristoratore o il wine-barman, altrettanto seraficamente si potra addossare al produttore la mancanza di un palmares di titoli adeguato. Una volta dette ste sacrosante verità che si fa? Esistesse una formula alla Harry Potter la si potrebbe invocare,ma temo che per ottenere dei risultati non vi siano altre strade che quelle già imboccate da qualcuno. Al produttore spetta fare dei vini buoni (ovvio no?) e che siano aderenti il più possibile al nostro territorio, deve condividere con gli altri vignaioli le esperienze, le ricerche sui vitigni, sui mercati, sulle tecniche, insomma deve fare sistema. Promuoversi assieme ad altri e non in forma isolate, realizzando eventi, prove di abbinamenti, insomma spingere sulla promozione NELLA propria regione in primis. Frasi fatte certamente, ma non per questo meno valide. Certo è che se, per vendere ed accontentare i locali,o i propri clienti, si inizia a fare ettolitri di Chardonnay, Merlot e Cabernet, tutto ciò và a farsi friggere. In tempura.

  7. Eviterei di fare 30 km di strada, più che altro perchè se funziona come in Veneto, come minimo si possono trovare 3 pattuglioni con etilometro… e non è il caso di rischiare visto che apprezziamo il vino! Mi sembra di capire che se voglio bere e mangiare tipico devo andare dalla Marianna o mi affido a Gabriele. Mi sembra triste che però sia così difficile trovare locali tipici e non turistici, cibo e vino sono prodotti che dovrebbero essere tutelati, in primis da chi li produce e li commercializza. Grazie di tutto.

  8. Giovanni Solaroli

    Ma no Paola, ci sono un mucchio di posticini carini, basta avere voglia e curiosità sufficienti. Del resto ognuno ha le proprie, particolari e specifiche aspettative, perciò…

  9. cari i miei produttori, mi sono permesso di fare un post tutto per voi, o quasi. Leggete qua, e ditemi che ne pensate:
    http://johnmaynard.wordpress.com/2010/03/29/leffetto-spugna-ed-il-capitale-circolante-netto/
    Ciao a tutti.
    J.M.

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