Un decalogo verde ma fumoso

Ho scoperto ieri, quindi con un ritardo mostruoso, che il Gambero Rosso quest’anno oltre ai soliti tre bicchieri di vetro trasparente ha assegnato anche “I Tre Bicchieri Verdi”. Non entro ovviamente nel merito del valore e della bontà dei vini a cui va il premio, mi limito a dare un’occhiata alle dieci regole fondamentali per ottenerlo:

 

  1. La rinuncia all’utilizzo di prodotti sistemici o ad alto impatto chimico in vigna.
  2. La lavorazione di sole uve coltivate in vigneti di proprietà o in affitto, con l’esclusione di uve acquistate da terzi.
  3. La certezza del controllo di tutte le fasi del processo produttivo da parte del proprietario dell’azienda.
  4. La rinuncia all’utilizzo di prodotti enologici atti a mutare artificialmente le caratteristiche fondamentali dei vini prodotti.
  5. Il rispetto per l’ambiente nel quale si opera attraverso la rinuncia totale o prevalente a pratiche invasive, quali l’irrigazione, l’uso di materiali difficilmente biodegradabili, la costruzione di cantine non armonizzabili con il territorio.
  6. L’utilizzo di sistemi di allevamento tradizionali, di vitigni prevalentemente locali, vinificati nel rispetto delle loro caratteristiche più tipiche.
  7. La rinuncia a sistemi di potatura o di vendemmie meccanizzate.
  8. La limitazione dell’uso eccessivo di anidride solforosa.
  9. L’uso parziale o totale di fonti energetiche rinnovabili.
  10. L’uso parziale o totale della lotta biologica contro i parassiti della vite.

Mi sembra che questo decalogo, a parte due o tre punti, sia vago ed anche abbastanza incomprensibile. Per es. cosa vuol dire escludere uve acquistate da terzi ? Cioè se il mio vicino fa un’uva super-ultra-extra-biodinamica non la posso comprare ? Oppure anche il divieto della vendemmia meccanizzata, ma perchè ? Io non l’ho mai fatta ma mi metto nei panni di uno che deve assumere per più giorni una quindicina di vendemmiatori, che tutti i giorni vanno avanti e indietro con le loro macchinine da casa loro fino alla vigna, forse potrebbe anche pensare che il motore di una vendemmiatrice fa meno danni di quelli di quindici macchine. E ancora, diteci chiaramente quali sono i prodotti enologici atti a mutare artificialmente le caratteritiche fondamentali ( anche queste quali sono esattamente ?) dei vini prodotti, e infine quali sono a Ravaldino in Monte i vitigni locali e cosa sono le vinificazioni nel rispetto delle loro caratteristiche più tipiche ?

A volte un po’ di chiarezza e un po’ meno fumo farebbe bene a tutti.

 

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13 risposte a “Un decalogo verde ma fumoso

  1. Eccomi qua…nell’azienda dove lavoravo prima ultra bio-normo-dinamico ultra-psico- trasformazione non si faceva il diserbo ,guai anche a nominare il diseccante,però facevo su e giù per i costoni della vigna con il decespugliatore . Ti dico io che inquinavo piùdi una petroliera alla deriva con carico annesso…..e poi usando solo Rame e Zolfo in un ‘annata come il 2005 (un po’ carogna per l’oidio) ho girato più io con l’atomizzatore che “Soùchmacher” (scritto alla bolognese lingua madre) sulla Ferrari.
    Il Punto è sono verdi o “ci” fanno passare per…….. verdi.Buona Domenica

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  2. Concordo pienamente con tutti i discorsi; anch’io all’inizio della mia “carriera” mi facevo il “viaggio” di essere ecologico e decisi di non usare il diserbante ma bensì la fresa che lavorava il sottofila. Passavo tutti i vigneti almeno tre volte all’anno perchè usando la fresa l’erba poi cresce ancora di più quindi…vai col trattore! E poi, con la fresa per passare un’ettaro di vigna a media densità d’impianto, occorrono almeno 3,5-4 h/ha, lo stesso tempo che impiego con il diserbante a fare 4 ha; poi col diserbante una o 2 volte all’anno max. (nelle estati piovose) me la cavo; per cui le emissioni di CO2 dovute allo scarico del trattore sono molto più basse.
    Quindi ricapitolando:
    Fresa in un ettaro:
    3 volte all’anno per quattro ore = 12 ore/anno;
    Diserbante:
    2 volte all’anno (consideriamo la sfiga) per un’ora alla volta = 2 ore/anno.
    Domanda: chi dei 2 inquina di più?
    E ancora, guardando alle aziende che sono state premiate con i 3 bicchieri verdi, mi risulta che almeno in un caso (quello di cui sono sicuro) la vendemmiatrice si usi eccome; e da qui un’altra domanda:
    il premio vale solo per quel vino o per l’intera filosofia aziendale di usare o meno la vendemmiatrice?
    Sarò più chiaro con un esempio:
    il sottoscritto può essere premiato con i tre bicchieri verdi con il vino X (come dicono dalle mie parti “che si verifichi ciò è più facile che quando piove l’acqua vada a Riolo che a Solarolo”) quando per fare quel vino le uve sono state raccolte a mano, ma per fare il vino Y (non premiato) le uve sono state vendemmiate a macchina?
    A voi ogni risposta o interpretazione.
    Come dice Stefano ci vorrebbe molta più chiarezza.

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  3. Ho rimbalzato i vostri commenti anche qui; magari potrebbe essere interessante il confronto.
    http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3570
    LUk

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  4. @ Luca Risso
    Secondo me sarebbe stato più giusto pubblicare su vinix il link con il post di Stefano (come d’uso sui blog) in modo da capire anche il contesto in cui sono state inserite sia le mie frasi, che quelle di Gian Paolo.

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  5. @ Stefano
    Grazie, sei il primo commentatore del mio blog. Quando sarò in grado e capace pubblicherò il mio primo post con annesso il tuo commento. La pazienza è la virtù dei forti………
    Appena saprò anche caricare le foto ne pubblicherò una dei “cervelli di gatto”.
    Ciao.

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  6. @Gabriele
    Hai ragione, ci ho anche pensato e mi scuso se posso averti urtato.
    Ho preso questa decisione per due motivi:
    1-cercare di “astrarre” la cosa, svincolandola da fatti e persone reali, salvaguardando una sorta di anonimato (infatti non ho messo proprio nessun riferimento personale).
    2-Portare la discussione tra un gruppo di persone che difficilmente (è una mia opinione, ma posso sbagliare) sarebbero venute qui a commentare.
    Rimedio subito inserendo il link su Vinix, e mi scuso con lo stimatissimo padrone di casa.

    Luk

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  7. @ Luca
    No problem, chissà se gli altri commentatori verranno qui dall’amico Stefano, anzi ora che mi viene in mente Gian Paolo Paglia tempo fa lasciò qualche commento. A presto.

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  8. Secondo la mia ininfluente opinione la questione che un vignaiolo dovrebbe porsi non è tanto chiedersi se inquina di più un trattore o un diserbante quanto domandarsi che cosa egli voglia fare, come lo vuole fare, ed infine farlo. E’ nello svolgimento di questi tre semplici proponimenti che ci stà la propria filosofia. Di vita. Che poi è la stessa che si chiede ad altri di condividere, nel momento che si esce dalla logica dell’autoconsumo. In quanto alle considerazioni del padrone di casa sui 10 comandamenti, confesso che mi trovano d’accordo in quanto a dubbi e perplessità. Rilevo tuttavia come Stefano, “scafato” come pochi, abbia saggiamente glissato sull’aspetto post-confessionale, quello cioè che consentirebbe di acquisire l’indulgenza plenaria.
    Buone Feste.

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  9. @ Giovanni
    Sul fatto che uno si deve domandarsi cosa vuol fare, come farlo ed infine farlo, sono d’accordo con te al 100%; però come ben sai io mangio dalla terra, e porto anche un bel pò d’uva alla cantina cooperativa, perciò con quello che la pagano al giorno d’oggi qui da noi (*) si deve cercare di avere il max profitto con la minima spesa e il minimo sforzo, nel senso che bisogna smetterla con la favola (già raccontata) del contadino romagnolo al quale il tempo è stato dato da Gesù in cambio di nulla. Provate ad andare da un qualsiasi artigiano a farvi fare un lavoro e vedete se il tempo a loro è stato dato per nulla.
    (*) Per la cronaca il Trebbiano IGT (resa max. ammessa 280 Q./ha) da 11,5 gradi è stato liquidato dalla cantina sociale ove conferisco l’uva 3 €/Q. in più del Sangiovese DOC pari grado (resa max. 110 Q./ha, resa max. in vinificazione = 65%). Capito il discorso?

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  10. No, ma dovresti piantare Trebbiano..

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    • Di trebbiano ne ho 3,5 ha, tutti vanno alla cantina cooperativa, sono viti di 22 anni, impianto sbagliato perchè rado, non meccanizabile, in quanto fatto in base al trattore che mia madre aveva allora; però mi guardo bene dall’abbatterlo. Ciao.

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  11. @ Giovanni Solaroli
    Non è che , ripeto ,stiamo pensando di salvare il mondo usando il diserbante o giù di lì perchè si usa meno il trattore,quello che secondo me (porto con me anche il Succi..)è fonte di ragionamenti è che se sei BIo- Dio- quello che vuoi sei un fenomeno se invecie provi a fare del tuo meglio in base alle tue possibilità con agricoltura tradizionale,ragionata chiamala come vuoi, sei di serie b.Sarà tutto oro qulello che ci fanno vedere da lontano ..bo non lo so’.
    E’ un po’ come il discorso sui vini …tempo fa se non facevi 14 di alcool facevi schifo oggi se non hai i “sassi nel vino”…per non parlare dei cambiamenti che ha avuto l’opinione pubblica riguardo ai vini cosidetti naturali nelle anfore (andatevi a rileggervi le guide del passato ).
    Come diceva un comico di zelig si fa presto a essere f…….i con il ….. degli altri.Ci sono persone che con l’agricoltura non ci campano perchè è un secondo lavoro,un investimento, loro si che si posso permettere di usare il cavallo per zappare la vigna, le oche da diserbo, ficcare i corni di bue con il letame dinamizzato…chissà dove .C’è bisogno di più chiarezza, come diceva il Maestro Stefano.
    ciao e scusate lo sfogo deve essere la potatura delle pere che mi rende nervoso .
    Buon Anno a tutti.GP

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  12. @ GP
    Ben detto!
    A parte che in questo forum (vedi qui):
    http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3570
    c’è stato qualche fenomeno che ha riesumato l’Atrazina che è vietata da più di 20 anni e che, per dirla in dipietrese nonc’azzecca niente con il glifosate che è un erbicida di contatto, che se anche te lo bevi schietto vai al creatore più o meno come ti potrebbe succedere con il rame. Ma il punto è un altro e cioè che noi (nel caso specifico io, tu e il gestore di questo blog) campiamo dalla terra e non siamo gli agricoltori della domenica che vanno in vigna con gli amici alle quattro della domenica pomeriggio dopo aver mangiato per misurare il brix con il rifrattometro. E poi a proposito del tema di partenza di questo articolo, avevo fatto una domanda che è caduta nel vuoto, e che ora ripropongo:
    “il premio vale solo per quel vino o per l’intera filosofia aziendale di usare o meno la vendemmiatrice?
    Sarò più chiaro con un esempio:
    il sottoscritto può essere premiato con i tre bicchieri verdi con il vino X (come dicono dalle mie parti “che si verifichi ciò è più facile che quando piove l’acqua vada a Riolo che a Solarolo”) quando per fare quel vino le uve sono state raccolte a mano, ma per fare il vino Y (non premiato) le uve sono state vendemmiate a macchina?”
    Questo è il tema centrale del post.
    Happy new year.

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