Mondi sconosciuti

By The Big Picture

Non ci si crede ma accade in Italia, io voglio prendere questa notizia come una possibilità anche per noi.

Un numero inferiore a 1, esattamente 0,76, questa è la percentuale che i vigneti dell’Alto Adige rappresentano sul totale della superficie vitata d’Italia. Un’inezia molto interessante per qualità e spettro d’espressione. Un piccolo universo che va dai 200 a 1000 m. sul livello del mare, da varietà internazionali ad autoctone su 5.306 ettari con suoli molto diversi. Una specie di angolo di paradiso per il vino, non solo in termini di qualità – i vini altoatesini sono tra i più premiati dalle guide in proporzione alla superficie vitata- ma anche per l’elevato reddito dei viticoltori sostenuto sia dai prezzi alti al consumo sia dal pagamento delle uve per la qualità e non la quantità come compenso ad ettaro. Per dare una misura, il reddito/ettaro per i soci della cantina di San Michele Appiano varia da 20.000 euro/ettaro a punte di 40.000 euro/ettaro per uve particolarmente ricercate e di qualità eccellente…

 Clementina Palese dal n.45 dell’Informatore Agrario

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13 risposte a “Mondi sconosciuti

  1. Ci si crede eccome!
    Il mio agente, che vende anche i vini della “Cantina di produttori di Bolzano – St. Maddalena”, mi ha detto che il Gewurztraminer ad es. viene liquidato anche a 300 €/Q.le, considerato che nelle terre migliori produce anche 120/140 Q.li/ha si parla di c.ca 36.000 € /ha di p.l.v., per cui sono valori non molto distanti da quelli descritti sul n. dell’I.A.; però c’è da dire che il sistema cooperativo alto atesino è una quasi corporazione: se un socio non fa ALLA LETTERA ciò che dicono i tecnici di cantina o gli agronomi viene cacciato. Non solo, il direttore telefona alle altre cantine dicendo che Tizio si è comportato in un certo modo e quindi di escluderlo dal prenderlo come nuovo socio. Però per 36.000 €/ha anch’io faccio alla lettera ciò che mi dicono, altro che il Trebbiano o il Sangiovese da battaglia che, nella mia zona (a mettergliela tutta) non arrivano a 200 Q.li/ha; nel caso cui vengano liquidati (a ben sperare) 20 €/q.le fa al max. 4.000 €/ha…….viene voglia di abbattere tutti i vigneti, vendere i permessi di re-impianto, vendere i terreni (a trovare i compratori) e mandare tutti a bus d’e………

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  2. @ Stefano
    P.S.
    Mi ero dimenticato; guarda qui:

    può essere interessante.
    Ciao.

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  3. da sudtirolese che in parte è socio di una cantina cooperativa non posso essere zitto in quanto le citazioni sono in parte anche molto esagerate.
    i singoli valori possono essere anche giusti ma non rappresentano la maggioranza.
    è ben vero che per fortuna che i vignaioli, i commercianti e le cooperative lavorano sullo stesso piano qualitativo ma il successo è dovuto a tantissime ore lavorative per ettaro con vigneti anche poco o non meccanizzabili. e col gewürztraminer prendi questi prezzi solo se produci quantità notevolmente al di sotto (80 q/ha) del limite doc (120q/ha) e se sei in un’ottima zona. anche per le restanti varietà nelle maggior caso delle realtà ti viene retribuito solo un quantitativo che sta sotto i limiti delle doc.
    quello che è vero è che c’è molta disciplina nel produrre e che si diffonde per certe tipologie sempre di più il pagamento ad ettaro, con una produzione richiesta da tot a tot q con controlli permanenti in campagna e l’obbligo di trattare solo con certi prodotti e solo un certo numero di volte, ecc.
    per ridimensionare queste notizie scoop voglio concludere col fatto che anche qui alcuni pensano di cessare l’attività di viticoltore in quanto riescono a malapena a coprire le spese di produzione.
    la realtà è sempre più variopinta di quanto si immagina a priori.

    saluti

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  4. entro in punta di piedi su un argomento che mi appartiene, quello dei costi e dei ricavi, ma che noto essere delicato: in sostanza, stiamo camminando sulle uova. Non conoscevo il sig.Armin, spero che mi renda noto come assaggiare e dove il suo gewurztraminer…da osservatore esterno della realtà altoatesina (da 15 anni faccio lezione a Trento e conosco casse rurali ed aziende della zona), non dimenticherei il particolare, a mio avviso non trascurabile, del sostegno da parte della provincia autonoma. Ciò che altrove (Sicilia) crea disastri, in Trentino e Alto Adige ha notevoli ricadute positive.

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  5. @ Armin

    Forse quelli che mi sono stati detti saranno anche numeri esagerati, ma la differnza di p.l.v./ha di uva fra le nostre due regioni è enorme. Ma non si creda che noi si faccia meno ore lavorative (parlo per me) almeno nelle vigne che sono destinate alla vinificazione, sicuramente ne faccio di meno nelle vigne destinate alla cooperativa (con quello che ci pagano l’uva!). Mi ricordo però che qualche anno fa aderii al progetto qualità Caviro per il sangiovese: mi facevano fare (veniva a casa mia il ben noto Federico Curtaz) le stesse identiche cose che facevo per le “mie” vigne con il risultato che poi ce la pagavano (allora) al max. 180.000 lire/Q.le, che con rese al max di 70 Q.li/ha si arrivava al max a 12.6600.000 lire/ha, c.ca 6500 €/ha, ancora poco. Se avessi dovuto assumere dei braccianti per farlo fare, sarebbe stato meglio abbattere i vigneti; con il risultato che facevamo tutto io e mio suocero sposando la vecchia favola del contadino Romagnolo al quale il tempo è stato donato da nostro Signore in cambio di nulla.
    Sul fatto che le provincie autonome su da voi abbiano notevoli ricadute positive mentre in altre regioni creino disastri questo è indubbio; mi piacerebbe vedere cosa succederebbe da noi in Emilia Romagna se avessimo la possibilità di avere l’autonomia (quasi) completa della provincia di BZ.
    Un saluto a tutto l’Alto Adige (che frequento tutte le estati).

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  6. Mi è scappato un 6 di troppo, erano 12.600.000.

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  7. @ johnmaynard
    il cooperativismo in trentino viene aiutato molto, me lo dicono anche i miei amici di là. forse anche a dismisura, vedendo lo sviluppo di cavit e mezzocorona. per degustare il gewürztraminer basta passare da me (volentieri) o in quei post elencati sul mio sito.

    @ gabriele:
    le differenze di pagamento ci sono di sicuro e mi dispiace anche vedere come in altre zone l’agricoltura soffre. se non avessimo questi prezzi per l’uva d’altro canto, tutti convertirebbero a meleto. bisogna sempre pensare che il 90 % delle aziende sono composte da 3 a 4 ettari di terra sui devono vivere normalmente 1,5 famiglie.
    e poi: nonostante che un controterzista mi fa sulle spalliere (sulle pergole non è possibile) la cimatura e una prima defogliazione meccanica, ho speso 600 ore/ha solo per il lavoro sul verde ed il diradamento. potatura e legatura altre 200.
    passa da me in estate che continuamo a discutere con un bicchiere di vino!

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  8. @ Armin
    Non mancherò.
    Ho visitato il tuo sito, mi emoziona anche solo il fatto di poter andare a trovare un viticoltore di un’altra regione, per scambiare idee e opinioni; in più dalla vostra parte avete la fortuna di avere anche paesaggi senza dubbio più suggestivi dei nostri.
    Ho solo un piccolo problema, purtroppo il livello del mio tedesco è pari a zero.
    A presto.
    P.S.
    Ma come hai fatto a trovare il sito dell’amico Stefano?

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  9. se accetti il mio italiano così così ci capiremo senz’altro.
    ho visto elencato questo sito in un post su un blog del vino dove si parlava appunto di produttori che hanno anche un blog.
    da allora lo leggo più o meno regolarmente.

    ciao intanto!

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  10. Certo che sentire certe cifre fa venire voglia di essere tutti alto -atesini…però secondo me non è tutto oro ciò che luccica;quello che invidio dei colleghi dell’Alto Adige è quel modo di fare gruppo-almeno così sembra osservando da fuori- esseri tutti dalla stessa parte.Come dice Armin lavorano tutti nella stessa direzione, verso la qualità.In tempi non lontani qui da noi (pianura modese -Reggiana) il contado prendeva la bellezza di 100 mila lire /q.le di ancellotta
    con rese da infarto….adesso che il tempo è cambiato, le rese sono uguali ma con liquidazioni
    di circa 20 € /q.le se sei fortunato.A nessun direttore dele nostre cooperative è mai venuto in mente che essendo una Cantina socile forse BISOGNAVA fare dei vini (non dico buoni ma almeno decenti) e non impostare la quasi totalità della produzione sul rossissimo. Oggi tutti ha piantato ancellotta a casa propria e i poveri contadini sono rimasti come le etichette del grande Boni…e ce ne sarbbe da dire ma poi mi prende fuoco la vena,meglio di no. ciao
    @Gabriele non ho capito dove è che và quel bus?
    si parlava di autobus vero?

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  11. @ Gian Paolo
    Gli Alto Atesini (o Sudtirolesi come preferiscono) sono veramente grandi a fare gruppo, e non solo nel mondo vitivinicolo, ma anche in tutti gli altri settori economici, noi dovremmo imparare da loro: essere più uniti e coesi non fare come ha fatto qualcuno ben in vista nel mondo del vino Romagnolo, che ha detto che in Romagna i vini buoni li fanno solo loro e poche altre cantine di una cerchia ben ristretta, oppure sperare che venga una bella gelata tardiva nel campo degli altri (sono spesso ricercate quelle del mese di aprile) così dopo pesche e albicocche (essendocene meno) costano di più.
    Effettivamente si parlava di autobus e di traffico urbano.
    At salùt.

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  12. Ripeto:
    Hmm, hmm! Per me Boni n. 1!!!!!!!!

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  13. Ciao a tutti.
    Volevo solo fare notare una differenza tra le coop alto atesine e quelle modenesi e reggiane; nelle prime esiste un controllo della qualità e un’ assistenza tecnica che coordina e indirizza la produzione, nelle seconde funziona così: l’assistenza tecnica non c’è, non esiste
    la quantità è importante (si fa la gara a chi ne fa di più )
    L’epoca di vendemmia è stabilita dalla vendemmiatrice (cioè quando è a disposizione)
    Non esiste nessuno che dica o consigli all’agricoltore quale sesto di impianto varietà clone portinnesto
    La potatura (?)
    Per cui capisco molto bene per cui gli alto atesini godono di quelle remunerazioni e i soci delle nostre cantine sociali prendono così poco

    Magari Armin ci puoi spiegare come funziona da voi

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