Archivi del mese: novembre 2008

La servitù volontaria

“Per un momento vorrei solo capire come mai possa talvolta accadere che tanti uomini, tanti borghi, tante città, tante nazioni subiscano un solo tiranno che non ha altro se non il potere che essi gli attribuiscono, che può far loro del male solo nella misura in cui essi sono disposti a tollerarlo, e che non potrebbe farne loro alcuno se essi non preferissero subire tutto da lui piuttosto che contraddirlo. ‘E sorprendente- ma così frequente che bisogna più rammaricarsene che stupirsene- vedere un milione di uomini miseramente asserviti, la testa china sotto il giogo, non perché costretti da forza maggiore, ma perché affascinati, per non dire stregati, dal solo nome di quell’uno, che non dovrebbero né temere perché è solo, né amare, perché è inumano e crudele verso tutti loro.”

 

Tratto da Discorso sulla servitù volontaria di E. de la Boètie

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‘E in arrivo Enologica 2008

Il prossimo fine settimana saremo a Faenza all’undicesima edizione di Enologica il Salone del vino e del prodotto tipico. Ci sono 100 produttori, un sacco di incontri e di degustazioni, tanta roba buona da mangiare e tante cose di cui discutere. In particolare penso che voleranno molti coltelli nel laboratorio di venerdì 22 condotto da Fabio Giavedoni e da Giorgio Melandri dal titolo:”I territori del Sangiovese di Romagna. Identità in purezza”, il sottotitolo recita”…Otto sangiovesi alla cieca e un parterre di enologi e produttori per aprire un confronto che possa fare storia”. Soprattutto ci auguriamo che la storia possa andare avanti !

Padroni e ingranaggi

Cito Rizzari/Gentili dal relativo e rilassante blog ( fortuna nostra/fortuna loro, l’ansia da opinione non li avvelena): “Diversi colleghi,italiani e stranieri, richiamano ormai  con forza  i produttori a un’elementare esigenza di autenticità e immediatezza. E noi da anni ormai, abbiamo impostato il lavoro di assaggio per la guida seguendo una direttrice chiara, quella di valorizzare la naturalezza espressiva, e quindi la bevibilità, in tutti i vini, dai più monumentali ai più semplici; stanchi di sentire l’assaggiatore medio che giustifica queste discrepanze con la trita frase “degustare è una cosa, bere un’altra”.

E ancora:”Occorreva quindi rimodulare la tecnica di assaggio, e soprattutto i criteri di giudizio finale, per armonizzare la valutazione “tecnica” con quella “edonistica”.

Cito di nuovo Rizzari/Gentili. Questa volta dall’introduzione (largamente condivisibile) dell’ultima  Guida de L’Espresso. “Infine, ma non da ultimo, se cambia il mondo della produzione, non si vede perché non debba cambiare il giornalista che rende conto di questo cambiamento”.

Giusto, giustissimo. Io però aggiungo. La degustazione e i giudizi che ne conseguono, per quanto credo di aver capito del mio lavoro, scorrono attraverso il filtro dell’esperienza e di una pratica consolidata seguendo un percorso come detto non immutabile, ma che deve essere il più naturale e il più fluido possibile, quasi automatico.

Ogni bivio, ogni possibilità di scelta che noi dall’esterno aggiungiamo toglie naturalezza e apre le porte all’arbitrarietà. Il rischio, in altre parole ( vedi l’autoctono a altre cose passate e future), è che il meccanismo di cui siamo allo stesso tempo padroni e ingranaggi si pieghi più alla necessità di dire qualcosa di diverso che non all’utilità.

 

Dall’editoriale di Alessandro Masnaghetti sul n. 21 di Enogea.

Ma dove vai se l’equilibrio non ce l’hai ?

Stefano Berti  è uno dei tanti vignaioli romagnoli che stanno ragionando sull’identità che il sangiovese esprime sui terreni argillosi della prima quinta collinare, in questo caso nella zona compresa tra Predappio e Forlì. Dopo la magica edizione 2001, con la quale esordì in guida conquistando i Tre Bicchieri, Stefano non è più riuscito a trovare l’equilibrio tra potenza ed eleganza, e i vini, sempre convincenti, hanno un timbro carnoso, una bocca leggermente asciugata dai tannini e molto alcol. Una mano più leggera potrebbe equilibrare l’espressione dei vini e un lungo periodo di affinamento in bottiglia sarebbe utile per addomesticare questi tannini un po’ aggressivi. Pertanto condividiamo la decisione di Stefano di tenere per un anno ancora in cantina il Calisto 2006, e siamo curiosi di capire se ciò gli gioverà. Abbiamo assaggiato invece un convincente Ravaldo, etichetta sulla quale Stefano è molto affidabile e dove probabilmente si trova a fare scelte meno radicali: è un vino austero, composto e nonostante un tannino spavaldo ha la stoffa per esprimersi con profondità e qualità. La bocca si distende sfruttando una spinta acida che le regala grande dinamicità; peccato l’alcol leggermente sopra le righe.

 

Così recita la Guida Vini D’Italia 2009 appena uscita edita da Gambero Rosso e Slow Food. Ora non per polemizzare ma una volta “carnoso” era da intendersi positivamente e se un vino che ha 14° ha molto alcol forse c’è qualcosa che non quadra. Comunque, col solo intento storico/didattico/divulgativo, vorrei citare quello che si diceva del Calisto 2003 nell’edizione 2005 della medesima guida:”…sfiora di un nulla la riconquista dei Tre Bicchieri in ragione di un aspetto olfattivo giocato su sensazioni fruttate, piene, mature e carnose ( di more, amarene e duroni), affiancate da una sottile speziatura e da eleganti note di grafite e di china. La bocca è veramente potente ma al contempo molto elegante e misurata, con uno spessore fittissimo ed estremamente morbido, e con una persistenza gustativa pregevole. ‘E vino dalla personalità spiccata e dallo stile unico e ricercato, sempre uguale in tutte le sue edizioni.”

 

E per finire vorrei avvisare i miei colleghi che lavorano sulle argille che per i curatori della guida “…la sfida del futuro sarà quella di equilibrare i vini, sia nella componente alcolica sia nella potenza estrattiva, senza ovviamente perdere valore; una sfida difficile e intrigante, che in Romagna traccerà il confine della qualità nei prossimi anni…”

 

Produttore avvisato mezzo salvato!