Archivi del mese: luglio 2008

Ancora sul Calisto 2005

“Rubino intenso con riflessi violacei ed archetti fitti e consistenti. Naso convincente e complesso con profumi di frutta matura in confettura di mora, ciliegia, prugna e ribes. Speziato di pepe e chiodi di garofano con chiusura vegetale e mentolata. L’ingresso è strutturato da alcol ed estratto, tannini in evoluzione, aromi varietali ed una media sapidità che accompagnano una buona persistenza ed un interessante retrogusto.”

Tratto dall’edizione 2008-2009 de “La Romagna da bere

 

Il suo Sangiovese Superiore Calisto del 2005 è un vino ariostesco, barocco, vellutato, rutilante. Uno schiaffo esemplare a chi considera ancora il Sangiovese un vino da battaglia.”

Tratto dalla libera mente di Lorenzo Cairoli.

 

La prima descrizione dal punto di vista tecnico è ineccepibile ma quanto è bella la seconda !

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La politica per i cittadini

Domenica scorsa a Predappio Alta c’è stata l’inaugurazione dell’antica Rocca dopo lavori di ristrutturazione costati all’amministrazione comunale un bel mucchietto di euro, non so quanti per la precisione, comunque una cifra sostanziosa. Nella rocca non ci sono locali interni di una certa dimensione, solo una piccola stanza è stata ristrutturata per poter vendere ai turisti vini e prodotti del territorio, quindi il concetto è che si va lì, si salgono un bel po’ di rampe di scale, si arriva in cima, si ammira il panorama, si ridiscende qualche gradino, si beve, si mangia e si riparte. A margine vorrei segnalare che ancora non ci sono i bagni per cui occorre andare alla visita già “liberati”. A parte questo uno dei commenti più significativi che ho sentito fare da un autoctono di Predappio Alta è stato:” Ma invece che spendere tutti sti soldi per rendere accessibile questa montagna di sassi non si poteva fare una bella piscina ???”.

Sua Eccellenza di Romagna il Calisto 2005

“Grande successo di pubblico lunedì scorso, davanti alla sede dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna a Dozza, per la presentazione delle guide «Emilia da bere» e «Romagna da bere» (PrimaPagina editore, 9.90 euro ciascuna), importanti punti di riferimento per scoprire vini e prodotti tipici della regione. I volumi saranno disponibili da fine luglio in libreria, in edicola, alll’Enoteca Regionale Emilia Romagna e presso hotel e ristoranti della riviera romagnola  grazie al progetto regionale “Un mare di sapori”, che le ha adottate come biglietto da visita per la promozione del territorio.Entrambe le guide si articolano su circa 400 pagine, contenenti la presentazione di 600 vini, descritti e fotografati, oltre alla segnalazione di duemila etichette e oltre trecento cantine. Per ogni vino è presente una scheda che ne indica la tipologia, l’annata, l’uvaggio e il prezzo consigliato in enoteca.E non finisce qui, perché i volumi contengono una ricca rassegna di prodotti tipici del territorio, come le specialità Dop e Igp (l’Emilia Romagna detiene il maggior numero di marchi di queste tipologie in Italia), per le quali si suggerisce anche il corretto abbinamento con il vino. Il tutto grazie alla collaborazione dell’Associazione italiana sommelier dell’Emilia e della Romagna, dalla cui valutazione è scaturito l’elenco delle eccellenze vinicole della regione.A raggiungere l’eccellenza (ovvero una valutazione minima di 85 centesimi ottenuta da una degustazione alla cieca effettuata da commissioni di sommelier degustatori) sono stati 36 vini emiliani (per 30 aziende) e 48 romagnoli, per un totale di trentasei cantine. Numerosi gli ospiti presenti: l’Assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna Tiberio Rabboni, il presidente dell’Ais nazionale Terenzio Medri e i numerosi partners istituzionali che hanno collaborato alla loro realizzazione: le province di Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio-Emilia e Parma, le Camere di Commercio di Forlì-Cesena e Piacenza”

Questa è la descrizione dell’evento come da comunicato stampa dell’Enoteca Regionale di Dozza. Io posso solo dire che ricevere riconoscimenti per la qualità del proprio lavoro fa sicuramente piacere, è un po’ come se uno ti desse una bella pacca sulle spalle e ti invitasse a bere qualcosa dicendo “offro io !” Da qui a dire che questa cosa ha una grossa influenza sulla tua attività ce ne passa. Infatti mentre lunedì sera io e Maurizio stavamo andando verso casa siamo stati fermati da Annalisa, produttrice ferrarese e degustatrice AIS, la quale essendo fra i redattori della guida per quanto riguarda la parte emiliana ci ha chiesto in modo molto accorato se poi tutto il loro lavoro avesse un senso anche per noi: ho non risposto chiedendo se c’era la classica domanda di riserva.

Pinocchio, la Fata Turchina e il Prunello di Collodi.

Pinocchio: Mi hai chiamato, fatina cara?

Fata Turchina: Sì, Pinocchio, ti ho chiamato…forse ho trovato la soluzione ai tuoi problemi.

Pinocchio: Quali problemi, fatina cara?

Fata Turchina: Non fare finta di niente Pinocchio, lo sai benissimo…mi riferisco a quel pasticcio che hai combinato mettendo il merlot nel tuo Prunello di Collodi.

Pinocchio: Ma io…

Fata Turchina: Ma io un bel niente, mio caro burattino! Prova piuttosto ad ascoltare. Immagina di poter introdurre in via sperimentale una deroga al disciplinare di produzione che consenta, a chi vuole, di fare un Prunello di Collodi utilizzando anche altri vitigni.

Pinocchio: Ma…

Fata Turchina: Aspetta, Pinocchio, lasciami finire. Immagina di obbligare i primi a rinunciare ai loro vigneti destinati al Sant’Antimonio e di obbligare invece i secondi ad averne in quantità limitata. Diciamo che nelle annate limite non potrebbero arrivare in uva a più del 10% del totale.

Pinocchio: Ma…

Fata Turchina: Aspetta ancora un attimo Pinocchio, non avere fretta. Adesso immagina di mettere in campo tutti i controlli oggi disponibili, anche analitici, e immagina di obbligare chi ha scelto la via dei nuovi vitigni a mettere in etichetta un simbolo che li distingua in modo chiaro. Diciamo una “X”, per semplicità. Un po’ come accade nello Champagne con i nègociant manipulant (NM) e rècoltant manipulant (RM). Solo più evidente. Cosa ne dici?

Pinocchio: Dico che questa proposta – più che lo Champagne- mi ricorda le leggi razziali…e poi credo che i produttori classici non accetterebbero.

Fata Turchina: ‘E possibile, ma a pensarci bene potrebbero essere proprio loro a trarne il maggiore beneficio perché obbligherebbero finalmente i tuoi fratellini a fare una scelta di campo, a prendersi le loro responsabilità…e non è detto che tutti siano disposti a sfruttare questa deroga. Ci vuole coraggio per uscire allo scoperto.

Pinocchio: Già…però io non ho fratellini, fatina cara.

Fata Turchina: Oooh, sì che ne hai , mio ingenuo burattino… e più di quanti tu possa immaginare.

 

Alessandro Masnaghetti da Enogea- II serie- N. 19

I tempi cambiano

Questa è stata una settimana di lavori seduto sul trattore, conclusasi felicemente anche grazie all’apporto di un bel Moment Act che ha tamponato l’inevitabile mal di testa gentilmente fornito dalla mia ernia cervicale. Ho iniziato lunedì e martedì col V° trattamento (ruote), mercoledì e giovedì cimatura (cingoli), venerdì trincia (ruote) e sabato frangizolle vigna nuova (cingoli). L’essere bene o male arrivato in fondo mi dà un gran sollievo, ma trent’anni fa, quando più o meno iniziavo questa storia, era esattamente l’opposto, cioè la cosa più bella, divertente e gasante era fare i lavori col trattore, allora fra l’altro c’era solo quello a cingoli. Ai tempi poi nell’azienda c’era ancora molto terreno seminativo per cui uno dei lavori che portava via più tempo d’estate era l’aratura, fatta con un aratro a comando manuale, da lì probabilmente la mia attuale ernia cervicale. Io naturalmente non vedevo l’ora di cominciare sia durante il giorno col caldo torrido quando il bollore del cambio e del motore rendevano l’aria irrespirabile sia alla notte quando questi elementi diventavano quasi un conforto, e il bello era andare più forte che si poteva:” tirare” un bel solco lungo in terza veloce con i cingoli che stridevano di brutto e l’aratro dietro che cambiava il paesaggio era il massimo. Oggi solo l’idea mi fa orrore.