Archivi del mese: maggio 2008

Grandine news…purtroppo

Sembra che qui da noi le zone più colpite dalla grandinata dell’altra notte siano la Fratta, Polenta, Bertinoro e dintorni. Ho parlato con  Giovanna che mi ha confermato che da lei ci sono stati grossi danni, le foglie sono molto stracciate e le ferite sui tralci sono molto profonde per cui molti si sono rotti e molti altri non resisteranno a lungo.

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A volte basta poco

C’è una buona notizia che ha quasi dell’incredibile: oggi nonostante tutta l’acqua piovuta nella notte la linea telefonica funziona ! L’ultima volta che era venuto il tecnico per tentare di ripristinare il collegamento mi aveva detto che in due scatole di derivazione aveva lavorato molto con un’asciugacapelli…

Pioggia e grandine

Questa notte c’è stato un bel temporale con fulmini e saette, acqua che tracimava da tutte le canaline e in mezzo anche un po’ di grandine, chissà perchè i vecchi dicevano che di notte non grandina mai… Ho fatto un giro stamattina nelle vigne e come immaginavo, visto lo stato fenologico attuale, grossi danni non ce ne sono stati, qualche ammaccatura sui tralci, alcuni stroncati dalla forza del vento e qualche segno su chicchi che hanno già allegato, diciamo che per questa volta ci è andata bene. In ogni, caso per come sta andando la stagione, vedasi umidità altissima con alte temperature e pioggie ricorrenti, occorrerà stare molto attenti con i trattamenti per peronospora, oidio e muffa grigia, perchè veramente le condizioni sono perfette per lo sviluppo di questi patogeni.

Agenda di metà maggio

Urge:

  • Fare il secondo trattamento contro peronospora e oidio
  • Palizzare e diradare i tralci
  • Finire di trinciare l’erba nell’interfilare
  • Travasare il Ravaldo prima dell’imminente imbottigliamento
  • Fare posto in magazzino, se no non si sa dove mettere le nuove bottiglie
  • Fare alcune consegne

 

Occorre:

  • Mettere nei cartoni il Bartimeo 2007 e il Suppergiù 2007
  • Sistemare il piazzale
  • Preparare e spedire le fatture
  • Verificare incassi e pagamenti da fare
  • Rompere le balle agli agenti perché vadano ad incassare le rimesse dirette
  • Spedire schede vini e campioni per le nuove edizioni delle guide

 

Bisognerebbe:

  • Fare un sacco di lavori in casa di normale e straordinaria manutenzione
  • Rendere l’ufficio più comodo e razionale
  • Dedicare un locale a questo scopo e non una stanza di casa
  • Che la Telecom mi riparasse la linea telefonica visto che al momento piove e non riesco a collegarmi ad internet

Masnaghetti sull’affaire Montalcino

Se fossi stato certo di non essere male interpretato avrei preferito non scrivere questo editoriale o addirittura lasciare in bianco questo spazio.

La pochezza di molti commenti all’affaire Montalcino, la goffaggine con cui è stato gestito e la straordinaria reazione immunitaria del sistema vitivinicolo italiano sono stati infatti disarmanti.

Così come disarmanti, per semplicità, sono anche i termini della questione ( o almeno quelli cardine).

Un disciplinare non rispettato, in qualsiasi misura, richiede – se il fatto è accertato- una sanzione adeguata. Sanzione che coinvolge chiaramente il singolo, o i singoli, e non l’intera comunità ( a meno che i singoli non diventino la maggioranza).

Chiarito questo punto è però bene chiarirne un altro. Il mondo delle denominazioni è regolato dai disciplinari di produzione e questi disciplinari sono espressione dei produttori, e dei produttori soltanto.

Nel caso decidessero quindi di modificare un disciplinare nel rispetto delle leggi, non sarebbe un diritto della stampa e dei consumatori, come invece alcuni sostengono, pretendere un vino fatto con un’uva piuttosto che con un’altra, così come non sarebbe nostro diritto pretendere un’automobile a quattro ruote nel caso la FIAT decidesse di produrne soltanto con sei.

Abbiamo però il diritto, questo sì, di protestare, anche con forza, e avremmo soprattutto il diritto di decretare con le nostre scelte, il successo o il fallimento di quel determinato progetto.

Questa è la regola. Una regola che richiede però trasparenza e coraggio delle proprie azioni da parte dei produttori e di chi li rappresenta.

 

 

(Dal n. 18 di Enogea II serie)

Vini ad arte 2008 visto dal Convito di Romagna

Vini ad arte 2008: crescono bene i vini della Romagna

Molto pubblico. Oltre mille tra appassionati del buon bere, operatori del settore, enotecari, giornalisti e chef, hanno animato la due giorni dedicata dal Convito di Romagna ai grandi vini del suo territorio. Un’occasione per fare il punto sui vini della regione e sulle prospettive dell’enologia romagnola.

Vini che esprimono uno stile definito, il carattere del proprio territorio, raggiungendo spesso livelli di assoluta eccellenza, sono le valutazioni più importanti emerse dalla terza  edizione di Vini ad Arte la manifestazione organizzata ogni anno al Museo Internazionale della Ceramica dal Convito di Romagna. Dopo due giorni di degustazioni e confronti giornalisti, chef, critici ed esperti d’enologia sono stati concordi nel sottolineare i passi avanti compiuti dai vini della Romagna, nei confronti dei prodotti degli altri grandi terrori italiani, primi fra tutti Piemonte e Toscana. A trainare il movimento enologico della regione sono le otto aziende del Convito (Tre Monti, Calonga, Zerbina, La Palazza, Ferrucci, Morini, San Valentino e San Patrignano) grazie alla loro espressione più tipica e importante: il Sangiovese vinificato in purezza.

“La Romagna è un territorio perfetto per la coltura di questo vitigno e la sua notevole estensione territoriale, da Imola fino al mare di Rimini, consente di trovare nei Sangiovese piena rappresentazione delle differenze climatiche e dei terreni dove sono impiantate le viti” – ha spiegato Gianni Fabrizio, insieme a Gigi Piumatti curatore della guida ai vini d’Italia del Gambero Rosso – Slow Food – una caratteristica che condivide con la regione del Chianti Classico, area geografica altrettanto estesa o con il Brunello di Montalcino, il quale risente in modo significativo della posizione e dell’orientamento geografico dei suoi vigneti.”

Fabrizio dopo una lunga degustazione, durante la quale ha assaggiato non solo le etichette del Convito di Romagna, ma anche quelle degli altri produttori emergenti della regione, si è augurato una ancora maggiore apertura al confronto e allo scambio d’esperienze con gli altri produttori italiani e di Paesi come la Francia. “Per fare grandi vini occorre una grande cultura e apertura, conoscere ciò che si fa in Francia piuttosto che in Piemonte – ha aggiunto Fabrizio, costatando con piacere la presenza a Vini ad Arte dei grandi barolo di Castiglione Falletto – in Romagna alcuni produttori del Convito si muovono in una direzione precisa: tipicità e qualità. Mi auguro sia seguita anche da altri. I vini del Convito hanno ormai uno stile chiaro e inconfondibile. Può essere più austero e duro per i Vini d’Imola e Faenza, più morbido e vellutato per quelli di Rimini.”

Commenti positivi anche da parte del massimo esperto internazionale di vini italiani, lo statunitense Daniel Thomases, curatore della guida del Veronelli, firma del Sole24 ore, per anni al fianco del suo connazionale Robert Parker, uno dei “guru”  dell’enologia mondiale sulle pagine di Wine Advocate. “Seguo la Romagna e i suoi vini fin dagli anni ’80 e devo dire che il miglioramento avvenuto negli ultimi 10 anni è evidente – ha dichiarato Thomases – grazie a nuove vigne, nuove impianti, in questo territorio oggi nascono grandi uve: la base d’ogni grande vino.” “Si è passati da grandi rese per ettaro con uve destinate a prodotti di bassa qualità, ad una politica di basse rese e alla ricerca d’eccellenza da parte di molti produttori, come nel caso del Convito – ha continuato Thomases – sia loro che le altre aziende devono essere orgogliose della qualità raggiunta, ma devono stare attenti a non seguire troppo “le mode” e ad utilizzare con attenzione le tecniche di vinificazione.” Riferimento evidente all’uso fin troppo esteso dell’invecchiamento in botti e barrique di rovere, con il rischio di appiattire e uniformare le caratteristiche di ogni vino. “Il sangiovese non è un vitigno facile, ma se lavorato nei giusti modi è un grandissimo vino – ha concluso Thomases – anche e soprattutto in purezza, senza cioè aggiungergli percentuali di altre uve come il Cabernet.” Anche questo, spesso visto come un inutile omaggio alla moda o a ciò che si pensa sia più richiesto dal mercato.

E tutti gli esperti presenti, tra cui anche Gigi Bruzzoni, compagno di scoperte e valutazioni enologiche di Thomases, sulle pagine del Veronelli, concordano su quella che è considerata la nuova direzione del mercato dei vini. Da una parte vini semplici, di facile beva, Gianni Fabrizio li definisce senza alcun accento negativo “vini bevanda”, cioè capaci di incontrare i gusti di un largo numero di consumatori e di stare sul mercato con prezzi assolutamente competitivi. Vini, quindi, con bassa gradazione alcolica, pronti in poco tempo e senza lunghi periodi di invecchiamento. Dall’altra i “cru”, vini che esprimo senza compromessi e puntando all’assoluta eccellenza, identità e storia del territorio insieme allo stile di ogni produttore.

Infine, è da rilevare anche l’ottima partecipazione di pubblico a Vini ad Arte 2008. Sono stati più di 500 gli appassionati del buon bere arrivati al Mic nel pomeriggio di domenica 20. Mentre, altrettanti operatori del settore hanno animato la giornata successiva, lunedì 21, tradizionalmente riservata a enotecari, commercianti e chef.