Archivi del mese: agosto 2007

Babo & Brix alla riscossa

  • Domani, dopo aver imbottigliato il secondo lotto del Ravaldo 2006, inizieremo la vendemmia del sangiovese, in anticipo anche sul 2003 che ci vide raccoglierlo al 31 agosto: allora mi dissi che avevo vissuto un evento unico, epocale, difficilmente ripetibile, e invece a distanza di soli quattro anni eccoci di nuovo. Due vigne in particolare, meglio esposte, più vecchie e diradate prima, hanno tutte le carte in regola per essere raccolte. Gli zuccheri sono già abbondanti, se vogliamo usare un eufemismo, gli antociani anche, mentre al contrario di quello che si poteva immaginare l’acidità totale è ancora abbastanza alta e il pH basso( l’acido malico non l’ho fatto e non so quanto sia) questo almeno risulta dalle analisi fatte in laboratorio sui campioni che abbiamo mandato. A parte il fatto che un po’ di acidità in più e il pH basso non ci fanno schifo bisogna dire che non sempre le campionature fatte in pre vendemmia sono attendibili come ci si potrebbe aspettare, soprattutto per l’oggettiva difficoltà a raccogliere un campione rappresentativo di tutto l’appezzamento che si vuole vendemmiare. Comunque al di là dell’analisi chimica ci fidiamo di più di quella sensoriale, del palato, dell’assaggio, che ci dice che l’uva è buona, croccante e saporita e quindi pronta, vedremo poi, pigiata la prima vasca, se avevamo ragione o se abbiamo preso una cantonata.

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Grazie Porthos 3

“…Nutriamo un grande amore per il Sangiovese….Verso il Sangue di Giove proviamo un sentimento equivalente all’amicizia, alla compassione nel senso etimologico del termine che è “patire insieme”….Ma c’è un aspetto della sua fisionomia che si coglie indipendentemente dal luogo di produzione: un’umanità agreste che può dare conforto, che può far sentire a casa, anche quando si tratta di un vino di alto profilo e dall’armonia vibrante. Cosa aggiunge la Romagna a questa personalità ? Seppure nella differenza fra i territori, il potenziale è di dare ancora maggiore spontaneità, di sottolineare il terroso vigore dei profumi, di evocare una durezza bonaria, diversa dall’aristocratica nobiltà di altri vini. Siamo andati in Romagna consapevoli che non sarebbe stato facile trovare vini così….il desiderio di estremizzare la concentrazione del Sangiovese lo ha trasformato in un liquido impenetrabile, facendogli perdere la sua godibile schiettezza….era troppo semplice il Sangiovese di Romagna e, per competere a livello globale, andava ristrutturato, arricchito, rinforzato. A noi non pare così. L’interpretazione “innovativa”, così come l’abbiamo percepita nella gran parte dei campioni assaggiati, non ha avuto alcuna lungimiranza e trasuda provincialismo….Moltissimi vini non sono stati inseriti nel racconto della degustazione: incapaci di distinguersi, tanto alcolici da essere soffocanti, ostaggio del rovere e delle sostanze che gli somigliano….Abbiamo lavorato molto per titare fuori schede credibili, è stata necessaria una concentrazione maggiore rispetto a tutte le altre degustazioni, perchè abbiamo avuto la certezza che sotto queste masse informi si potessero celare una viticoltura verace e un terroir sensibile. Quando ce ne siamo accorti lo abbiamo segnalato. Il più delle volte però ai nostri sensi è giunta una fisionomia schematica e seriale, inevitabile il risultato deprimente….

Grazie Porthos 2

“…Imbattersi in rari vini sfusi molto migliori di tanti prodotti imbottigliati, rende evidente la responsabilità del contenitore di prestigio. Gli sforzi prodotti per ottenere prodotti di successo, capaci di rivaleggiare con vitigni e denominazioni più blasonati, mettono in luce l’immaturità di un potenziale da coltivare affrancandosi da competenze accademiche esterne, standardizzate (quasi fossilizzate), creando una propria consapevolezza fondata sull’osservazione e sulla degustazione. Occorrerà tempo. La naturalezza e la spontaneità dei migliori prodotti “base”, persino di quelli teoricamente molto umili, dovrebbe incoraggiare a preservare quanto di buono si ottiene da una viticoltura gestita con cura e fatica, senza bisogno di artifizi….”

Grazie Porthos 1

Trascriviamo da oggi alcuni brani di un servizio sul Sangiovese di Romagna pubblicato su Porthos n.°28.

“Vitigno difficile ,il Sangiovese è al tempo stesso labile e sensibile, richiede dedizione e coraggio…..Ottenere grandi risultati con il Sangiovese in Romagna, per quanto possa sembrare paradossale, è una sfida……In terra di Romagna, i vini capaci di offrire emozioni sono episodici, mentre è facile trovare frutti di una corretta esecuzione tecnica, da bere senza impegno…..A partire dalla metà degli anni novanta, con un’accelerazione imposta dal boom delle belle etichette, la Romagna “scopre” la propria vocazione per il vino pregiato. Un marketing stentato cerca anche di valorizzare la parentela con la celebre toscana…..Una lunga serie di motivi invita alla sospensione del giudizio sul Sangiovese di Romagna. Lo sviluppo tardivo della vitivinicoltura di qualità ha una responsabilità fondamentale: giovane età delle viti,”buco” di conoscenze dovuto al semiabbandono delle zone più vocate negli scorsi decenni, ricorso a consulenze esterne e a vitigni internazionali, incompleta padronanza di alcuni strumenti enologici. Si aggiungono la penuria di investimenti, l’inquadramento legislativo confusionario, la mancanza di idee chiare che genera gamme di prodotti studiate per accontentare tutti, la difficile collocazione sul mercato e il conseguente, deleterio gioco al ribasso di diverse aziende. la riconversione è arrivata tardi, probabilmente con l’ansia di cogliere gli ultimi futti di un momento d’oro nel commercio del vino….Per ora sono emerse pochissime personalità di rilievo…”

Inerbimento addio ?

Certo che se anche i prossimi anni  ci saranno questi anticipi di maturazione e questi rischi di stress idrico occorrerà pensare a qualcosa di diverso nella gestione del vigneto. In particolare, per quel che mi riguarda, visto che adesso tengo tutto inerbito forse servirà ripristinare la lavorazione del terreno, o totale o almeno parziale sotto le viti. L’inerbimento ha dei benefici che però con questo andamento stagionale diventano troppo pochi rispetto ai costi. Guardando in giro quest’anno si vede bene la differenza fra i vigneti col terreno lavorato, foglie verdi, fresche e aperte, e i vigneti inerbiti con tante foglie basali gialle o secche ed altre che tendono a chiudersi per evitare il più possibile la traspirazione. Le viti nuove che ho piantato quest’inverno, che hanno radici molto superficiali e non vedono una goccia d’acqua da giugno, dopo avere avuto due passate di fresa al momento giusto sono belle fresche e pimpanti e stanno crescendo benissimo. Ne riparleremo.

Arrivederci Ruth

Ruth è svizzera, abita poco a nord di Zurigo in una bellissima casa-bottega dove vende vini, fra i quali anche i nostri che compra dal nostro importatore e tempo fa ci ha scritto per sapere se poteva venire a visitare l’azienda. Detto fatto qualche giorno fa è arrivata qui e naturalmente gli ho fatto vedere tutto: vigne, cantina, magazzino, attrezzi, etc… A un certo punto le ho chiesto che vini voleva assaggiare e mi ha risposto:” Conosco già i tuoi vini non ho bisogno di risentirli, sono venuta per conoscerti e per dirti come lavoro io”. ‘E stato illuminante il racconto di quello che quotidianamente fa a casa sua, la cura che ha nel preparare degustazioni e cene, le foto delle pagnotte che sforna, le confezioni delle bottiglie, il rapporto con i suoi clienti che è di stima e fiducia reciproca e non appena entro-compro-pago-ciao.

Grazie della visita Ruth, buon lavoro e arrivederci.