Il piacere di fare la spesa

Su questo bel mensile patinato edito dall’Associazione Nazionale Città del Vino, in uno degli infiniti redazionali presenti, si legge:”… Per un Primitivo al top delle sue straordinarie potenzialità non resta che porsi alla ricerca di quei piccoli produttori che all’amore per il mestiere affiancano una forte carica di orgoglio soddisfatta spesso più che dal risvolto economico dal piacere di firmare un vino con il proprio nome …”. Se i signori Dario Cristiano e Nino D’Antonio, firmatari dell’articolo, fossero così pazienti e cortesi e mi spiegassero come farebbero loro a fare la spesa e a pagare le bollette usando ” il piacere di firmare un vino con il proprio nome” invece degli euro provenienti dal “risvolto economico” io sarei contentissimo.

Cercando un secondo lavoro

Il commissario europeo all’agricoltura, Mariann Fischer Boel, ha spiegato che il settore agricolo dovrà cambiare in modo radicale per fronteggiare la sostanziale riduzione degli attuali 45 miliardi di euro annui di aiuti agricoli prevista per il dopo 2013, che comprenderà l’abolizione di quasi tutte le misure distorsive del mercato. Annunciando cambiamenti epocali per la molto criticata politica agricola comune, Fischer Boel ha dichiarato :” Penso che tutti sappiano che ci saranno meno soldi disponibili… perciò è necessario discutere con Stati membri e agricoltori su come adeguarsi. Ritengo che ci sarà un aumento nel numero di agricoltori part time. Continueranno a vivere nelle campagne, ma avranno bisogno di un reddito al di fuori del settore agricolo”. Allarmato da queste dichiarazioni, dato che non saprei che altro lavoro inventarmi e neanche quando eventualmente poterlo fare, ho telefonato a mio fratello Alessandro, che ne sa sempre una più del diavolo, che mi ha detto:” Stefano ,non ti preoccupare, ci sono sempre due lavori che donne e uomini possono fare con successo senza averli mai praticati: la prostituta e il giornalista sportivo”.

Carpe diem

Sarà anche vero che se va avanti così caldo e senza pioggia, quest’estate facilmente ci sarà ben poca acqua sia per le piante sia per noi, che a marzo una non improbabile gelata si porterà via tutta la produzione del 2007 sia di uva sia del resto, che insomma stiamo ballando sul Titanic che affonda e sarà un gran bel problema, ma nel frattempo, visto che fra l’altro non c’è molto da fare, godo in vigna di queste belle giornate di febbraio.

Consigli contro natura

Succede, qualche volta, che venendo a sapere che sono un produttore di vino, qualcuno mi chiede qualche consiglio su come lavorare in vigna per ottenere un prodotto migliore. ‘E successo qualche giorno fa all’azienda agricola di Fabio a Dovadola, un posto bellissimo del nostro appennino a pochi chilometri da Castrocaro Terme, 150 ettari a circa 300 m. s.l.m., con vacche e vitelli di razza romagnola, cavalli da salto, pecore e capre varie e naturalmente una vigna di Sangiovese di sei anni. A parte i sesti d’impianto effettivamente un po’ troppo larghi il resto era una bellezza: esposizione in pieno sud con orientamento dei filari nord-sud, terreno calcareo-argilloso un po’ sottile con tanta roccia sotto, potatura a guyot, poca vigoria quindi poco legno, inerbimento nell’interfila e lavorazione meccanica sotto le viti, nel 2006 la produzione per ettaro è stata di circa 50 quintali con un grado alcolico potenziale di 13°,70. Insomma tutto quello che un produttore vorrebbe per portare in cantina un’ottima uva senza poi doversi sforzare più di tanto, dato che, per esempio, non viene fatto neanche il diradamento. Il problema è che essendo la fossa di scarico di una cantina sociale la destinazione finale di tutto questo ben di Dio, i consigli non dovevano essere finalizzati ad un miglioramento della qualità ma ad un sostanzioso aumento della quantità di uva prodotta, che nel caso specifico è anche impresa ardua data la naturale vocazione alla qualità. Peccato, un’altra occasione persa per fare del buon vino.

Romagna mia…

“…La nobiltà del vino è proprio questa: che non è mai un oggetto staccato e astratto, che possa essere giudicato bevendo un bicchiere, o due o tre, di una bottiglia che viene da un luogo dove non siamo mai stati. Che cosa ci dice l’odorato, e il palato, quando sorseggiamo un vino prodotto in un luogo, in un paesaggio che non abbiamo mai visto, da una terra in cui non abbiamo mai affondato il piede, e da gente che non abbiamo mai guardato negli occhi, e allla quale non abbiamo mai stretto la mano? Poco, molto poco.”

Da “Vino al vino” di Mario Soldati.

Strani cru

A Forlì neanche noi vignaioli ci facciamo mancare niente, infatti dopo la rotonda spartitraffico con le palle da golf giganti, quella con un microchip alto 6 metri, quella con la mega fontana e le infinite con il classico ulivo secolare direttamente dalle Murge, finalmente, in località Carpena, abbiamo quella con un bel vigneto. La meritoria iniziativa, mi dicono fonti ben informate, è dell’Associazione Strada dei vini e dei sapori dei colli di Forlì e Cesena che in questo modo si conferma piena di brillanti idee, di iniziative efficaci e significative.

Attendiamo con ansia le prime vinificazioni.

Identità

La mia impressione del convegno di sabato a Faenza sulle identità del Sangiovese di Romagna(winesurf.it) è che le cose dette sono l’inizio di un lavoro molto lungo che abbiamo davanti e che certamente ha un’importante parte tecnico-scientifica-burocratica, per quel che riguarda zonazioni, ricerche ampelografiche, disciplinari, sottozone,etc…, ma che soprattutto ha la sua parte fondamentale nel lavoro che noi produttori faremo nelle nostre vigne e cantine. Che sostanzialmente vuol dire produrre delle buone-ottime -eccellenti uve e lavorarle con quello che io chiamerei “rispetto”. In questo modo emergeranno le differenze, le peculiarità, le caratteristiche e le espressioni di cui è fatta ogni zona d’origine, e su questo  percorso storico e identitario si potrà costruire e ottenere dei risultati. Ci vorrà molto tempo, forse più di quello che immaginiamo, ma forse è bene rimboccarsi le maniche e cominciare.

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