Archivi del mese: novembre 2006

Mucche alcolizzate

Il famoso(?) chef giapponese Akio Yamamoto durante una sua visita in Australia presso l’allevamento che gli fornisce le mucche  di razza wagju per il suo ristorante, ha suggerito di aggiungere vino di qualità alla razione solita di mangime delle bovine. Si è così iniziato a dare alle mucche una bottiglia di Cabernet Sauvignon o Shiraz una volta al giorno. Dato il peso gli animali non si ubriacano ma comunque si calmano e migliorano il loro appetito. Tendono a mangiare di più e si suppone che quindi apprezzino il sapore del vino. Anche la qualità della carne sembra migliorare, sia come sapore, sia come colore e durata nel tempo.

Si aprono forse nuovi sbocchi di mercato anche per il vino italiano ?

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Banco d’assaggio

Sabato 25 novembre 2006 al Padiglione delle Feste del Grand Hotel delle Terme di Castrocaro Terme (FC) dalle 14 alle 20 si terrà il banco d’assaggio di tutte le aziende emiliano-romagnole presenti nella Guida Vini D’Italia 2007 pubblicata dal Gambero Rosso e Slow Food Editore.
Noi ci saremo e sarà una buona occasione per assaggiare,commentare e fare quattro chiacchere insieme.

Calisto 2004

Da la Notizia del giorno di Paolo Massobrio:

“Assaggio a sorpresa ieri sera dei due vini del produttore Stefano Berti di Forlì. I suoi Sangiovese di Romagna Ravaldo e Calisto 2004 sono risultati eccezionali. Più ricco il Calisto( che abbiamo preferito) dal colore rubino molto intenso e concentrato, note di prugna intense, impatto morbido, pieno, di lunga persistenza con una nota quasi dolce, per uno dei migliori Sangiovese di Romagna oggi sul mercato. Una bottiglia costa sui 19 euro. Una produzione del genere dovrebbe essere polverizzata dagli intenditori. Figura tra i 500 migliori vini d’Italia recensiti su L’ascolto del vino di Paolo Massobrio e Marco Gatti.

Grosse responsabilità

“…Attraverso un questionario compilato da 504 studenti di 46 istituti superiori della provincia veneta, si è giunti alla conclusione che i ragazzi di oggi hanno un pene più piccolo rispetto a quello dei coetanei della generazione precedente. Infatti tra i 372 diciottenni che hanno poi accettato di sottoporsi a visita andrologica è emerso il cambiamento registrato nelle strutture gonadiche.

Fra le cause ci sono i diserbanti, i farmaci veterinari e le diossine…” (tratto da www.teatronaturale.it).

Dopo avere scoperto, in quanto agricoltore, di essere responsabile dell’accorciamento del pisello di qualcuno, mi sento davvero male.

Buono non basta più !

Sul numero 22 della rivista Slow Food Piero Sardo scrive:”… ‘E forse giunto il tempo di abbattere uno dei totem della degustazione, assaggiando a bottiglie scoperte, tenendo davanti al naso non solo il bicchiere, ma anche l’autocertificazione dell’azienda, che racconta tutto di come ha fatto quel vino, di come lavora in vigna, di che lieviti usa e che vitigni e che legni. Un’autocertificazione di cui il produttore si assume la responsabilità di fronte ai consumatori e alla legge. In questo modo il buono si relativizza e nella valutazione finale si dà spazio alla sostenibilità, alla naturalità, all’equità sociale. Si aprirebbe, insomma, un nuovo percorso, l’unico in grado di portare l’universo vino in un contesto meno autoreferenziale, meno ambiguo, meno indifferente, se volete, ai grandi temi che l’agricoltura sta vivendo.” Siamo forse all’inizio di una grande rivoluzione ?

Calisto 2005

Tra pochi giorni imbottiglieremo il Calisto 2005, sicuramente un’annata difficile, che ci ha costretto ad una gran mole di lavoro, soprattutto in vigna, dove in vendemmia si è selezionato tantissimo per poter mantenere alta la qualità di questo vino.
Il risultato a noi sembra molto buono pur nella scontata diversità e particolarità rispetto alle altre annate prodotte e pensiamo che quando fra circa un anno sarà in commercio saprà certamente farsi rispettare.
Per chi non vuole aspettare tutto questo tempo c’è ancora dell’ottimo Calisto 2004.